Autostima

Avere poca autostima potrebbe essere la matrice di parecchi malesseri, credere in se stessi pare un utopia quando si è uno stato di tristezza perpetua. Mi sono posta una domanda in questa giornata che tuona e risplende: perché è così difficile legittimarsi il pensiero? I bagliori d’idee che sorgono alla mente vengono ripudiati come se fossero spazzatura puzzolente, cerco un appiglio in un circolo vizioso che mi porta a pensare: “Tutto questo non serve a niente, che cavolo ho che non va?”- “Non riesco a combinare niente di buono, sono proprio una…”- “Gli altri riescono a vivere, io annaspo”- “Mi sa che l’ambizione è dono di pochi, io sono timida, impacciata e manco riesco ad aprirmi con persone nuove che già mi entra l’ansia perché non sono brava”, un bel pranzo a base di capricci e malesseri. E non è ancora l’ora di andare a tavola che mi sento già gonfia di nausea. Noi che ci fasciamo la testa per i giudizi dei nostri pregiudizi siamo enormemente capricciosi, privi di empatia verso se stessi e attenti a monitorarci come un agente della CIA che sta seguendo a passi felpati una talpa della Nasa che sta passando informazioni preziose a una setta segreta sul destino della Terra. Questo vuol dire che un passetto falso rimbomba in testa più e più volte, se ne assorbe l’eco che riecheggia come la monetina di soldi che trotta sul tavolo prima di distendersi. Non è una bella sensazione. Io personalmente mi sento impotente, non ho ascendenza su niente, neppure su me stessa. I momenti di sconforto sono quasi sempre dominati da pensieri sull’impossibilità di portare avanti una missione, MA, il fatto di aver capito che la domanda: “È legittimo che io faccia così?” sia già una sorta di stimolo per empatizzare le proprie emozioni e poter dare un senso solido a ciò che si fa, è qualcosa. Così facendo, si mette in dubbio il modo di giudicare se stessi e in quanto tale, risulta una mossa positiva. Figuriamoci, alle volte è anche difficile tenerlo a mente, così uno se ne scorda e ricade nel vortice delle autoflagellazioni, poi magicamente ricompare la domanda e la turbina del buon senso si aziona. Per concludere, questo vuole essere una forma di sfogo e anche di condivisione, sia perché vorrei liberarmi di un peso e urlare a squarciagola: “Non è semplice per niente imparare a ragionare e darsi fiducia”, con tanto di rabbia contro il fluire incessante del tempo che atrofizza in parte le mie speranze in un futuro vicino felice, sia perché proprio oggi mi sono posta questa domanda e non ho trovato riscontri negativi per gettarla nel tritarifiuti di illusioni e false idee. Ora è sospesa come una foto che asciuga al sole.

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