Riflessioni e voglia di scrivere

É difficile parlare dei sentimenti. Non sapevo come iniziare e visto che il “cominciare” per me è sempre drammatico, ho deciso di partire dalle mie paure, dai miei dubbi, quelli che mi rosicchiano dentro, solo che io non lo sento e tante di quelle volte agisco come una che non ragiona, superficiale di primo livello. Altre non parlo e mi tengo il semolino anche se non c’è nessun semolino, m’immergo completamente nelle situazioni e mi sento spaventata, incapace di dire o fare la cosa giusta e rimango in silenzio. Qualche persona, evidentemente, mi trova buffa, altrimenti non si legherebbe così tanto a me, ma anche sensibile, noncurante e alquanto determinata a non prendere parti, perciò, coloro che attraggo sono vivaci e estroversi, ci completiamo. Altre volte parlo anche troppo e mi sono resa conto, di dare troppe risposte, di colmare troppi vuoti che andrebbero colmati insieme. La bellezza dello stare con la gente è proprio l’arrivarci insieme, e il punto di arrivo non sai mai se ti porta a bere una birra, a un abbraccio, a una trovata geniale, a un click mentale, a un confronto o a un dibattito, è questo il bello! Non lo sai per certo, perchè è tutto da scoprire e ogni volta che vivi una relazione, vivi te stesso. La relazione per me è amore prima di tutto, che sia una sorella, un’amica, un fidanzato o il nonno, bisogna che s’instauri un legame in cui tu hai dato un’identità alla persona e tu, ce l’hai per lei, non è una farsa in cui ci si aiuta per convenienza o si finge. Anche se essere veri, richiede il coraggio di provare se stessi. Fingere, a lungo andare diventa un’abitudine fastidiosa che s’incastra ben bene nel carattere e così si aggiungono strati e strati di cipolla che fanno da maschera. La verità è che un giorno ti svegli e ormai ti sei persa completamente. Io non parlo necessariamente di me, è un concetto che mi sta a cuore perchè familiare e ben radicato tra le persone, le genti gioiose e felici, altrettanto tristi e depresse e incavolate le si riconoscono subito perchè non hanno peli sulla lingua a farti i complimenti e a mandarti a quel paese (in un certo modo) se aizzate, e, per mettere a bollire i sentimenti ci vuol ben poco con le persone sensibili che, non per forza sono introverse. Le altre genti, li tengono ben nascosti e questa decisione deriva proprio da piccoli granelli di sabbia che si è deciso facessero bene per il nostro stomaco, si tirano giù e si crede che muoiano sepolti. Eppure lievitano, crescono e s’imbastiscono a noi stessi, così che per liberarcene ci vuole un sacco di tempo. E non è questione d’esser frignoni, perchè oggi come oggi piangere sembra un lusso che non ti puoi concedere, e allora picchiatemi se lo faccio, urlatemi che devo crescere, e io vi dico, no, siete voi a dover ritrovare quella parte che vi appartiene (scusate il giuoco di parole) e che avete sepolto in mezzo alle carcasse di tutti i pregiudizi ingollati e risputati, la paura di voi stessi e la poca fiducia nella forza dei sentimenti. Ebbene, io sto cercando di acchiappare ogni emozione che mi risale al gargarozzo per farci qualcosa di buono, va bene tutto, stare male, non alzarsi dal letto e guardare video di you tube finché non diventi un tutt’uno col telefono (troppa fatica alzarsi, prendere il computer e mettersi a sedere sul letto), voler picchiare tutti, farsi schifo, non andare all’università e chi più ne ha più ne metta, tanto all’umore non si comanda e io signori miei, ho proprio voglia di seguirlo perché so che mi porterà alla vera scoperta di me stessa. É un po’ brutto da dire, perché questa sorta di ansietta mi ha preso per la collottola della mia cecità e ignoranza sgridandomi: “Mo fai come te dico io” e io mi son ritrovata a dover gestire a volte l’ingestibile, a fare i conti con una forma indiscriminatoria di pensiero che no, no, non va affatto bene. Si passa dal tutto al niente, dal non voler fare una cosa a volerla fare per tutti, dal pensare: “No, ora questa cosa non la dico” e poi ritrovarsi invece in un banale accenno di euforia a dirla a tutti, a non rispondere alle e-mail per giorni e poi tatan il cervello ti fa crollare tutto il lavoro non fatto addosso in un secondo e ti vengono i sensi di colpa, ma con chiii?? Con te stessa?? Bella m. Un po’ di sano egoismo ci vuole ogni tanto, mettere a tacere le vocine (immaginatevi la vocina che esce fuori dopo aver aspirato da un palloncino d’elio) a cui non vai mai bene è letteralmente salutare, già ho l’autostima sotto i piedi e a giornate vorrei trasferirmi su un’isola deserta e campare di pesca e vongole, per di più, le vocine malefiche mi atrofizzano le mie indiscusse qualità di essere umano. Questa mattina per esempio, è stata una mattinata luuuunghissima. Sono passata dalla colazione al pranzo/ merenda direttamente senza farmi scrupoli. Tra un po’ mi scioglievo per terra in una macchia di sonno, tristezza e delusione, e per cosa? Per aver seguito i miei sentimenti. Sembra una barzelletta perché quando si tratta di logica son tutti bravi a capire eheh, le emozioni son viste col malocchio, non ci si crede, son poco affidabili, ci si può cadere dentro da un momento all’altro e la testa a quel punto, con gli occhialoni dell’intellettuale che sa tutto, si predispone alla panchina e addio matematica, tanti saluti. E io dico, menomale che quest’ansietta mi fa vivere momenti bui al pari di momenti belli, in cui hai una comprensione del senso delle cose che fa invidia alla ragione, perché l’intuito non ha prezzo, le sensazioni sono il gioiello e la chiave che apre tutte le porte e io non le reprimo più, le inspiro e aspiro, le lascio scorrere libere, finché non ci vedo più chiaramente e digerisco il rospo e, quando succede, la sensazione è quella di rinascere a piccole dosi.

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