Un ciclamino a colazione

Premetto che la prima parte deriva da una crisi interiore. Uno di quei momenti bui e manipolatori. Se non volete addentrarvi nei meandri dello sconforto vi consiglio di passare alla seconda parte, nata da un appiglio immaginario che mi ha fatto tornare il sorriso.

Prima parte

Vorrei vivere felice. Vorrei tornare a casa felice di quello che per poco è stato, senza ripensamenti, senza rimpianti. Ho nel cuore l’amore per tutto ciò che mi circonda e mi sento così piena di vita in qualsiasi istante che anche se risulto insensibile è perché cerco qualcosa di più profondo e non lo trovo neanche con il microscopio. Non lo trovo. Non vuol dire che non ci sia. È solo che io non lo vedo. Ho bisogno di sentimenti puri. Limpidi come l’acqua cristallina al mattino. Ingenuo come un bambino che ancora non sa fingere. Sto così male per non essere uguale agli altri che sono così aperti verso il mondo, qualsiasi esso sia. È cambiato così tanto in così poco tempo. Non son più chi sono. Non so più chi ero, chi sarò? Perderò molto… ma vivrò altrettanto? Vorrei tornare a casa spensierata come qualche anno fa. Vorrei non ripensare a quello che è stato, soltanto tornare a casa e dormire pensando al domani. Sto impiegando me stessa ma ora vorrei tanto piangere, mi scoppia la gola. Appena torno a casa, non vedo l’ora di sfogarmi. Devo buttare fuori tutte le brutte emozioni accumulate. Vorrei essere sempre viva come lo sono con me stessa a casa alle 11 di sera. Come lo sono con me stessa quando giro in auto con la sigaretta e la radio di sottofondo. Vorrei non cambiare. Li è quando mi sento bene. Nient’altro mi fa sentire meglio di quando sono sola. Ma sento il bisogno di condividere, di condividere la mia gioia con qualcuno. Di conoscere altre persone e vivere ciò che mi circonda. Sento che qualcosa è cambiato, ma non so cosa. Ho la pelle ultra sensibile a tutte le piccole emozioni che fluttuano nell’aria come elettroni che mi invadono la mente e mi rendono elettrica e vulnerabile. Minuscoli esseri nello spazio. Vorrei ricevere amore per darlo. So che a tante persone non piace vedere esplicitamente un’altra persona che da troppe attenzioni. Prenderla personalmente. Vorrei vivere la vita come la normalità nei sogni. Come fanno quelli che hanno il mio stesso spirito ma parole diverse e questo mondo è governato da parole, e se parli una lingua diversa nessuno ti capisce fino in fondo pur sapendo che siete fatti della solita pasta. La stessa filosofia di vita è trafitta da un vertiginoso dialogo di noi stessi tramutati in un cubo con mille facce diverse. Non si tocca mai il vero io. Lo si sfiora in mille modi. Ma a me piace toccarlo e palparlo finché non pulsa. Vorrei poter avere occhi diversi per vedere cosa c’è al di là delle mie barriere. Sento come un abbraccio che mi avvolge, freddo e caldo allo stesso tempo. Sto costruendo un tempio introspettivo sempre più solido.

Seconda parte

Vorrei guardarti finché non sale l’adrenalina. Vorrei non toccarti finché la pelle non ha i brividi per la voglia di abbracciare un nuovo corpo. Avvicinarmi a te, sfiorarti le braccia, guardarti finché non bolle il cuore. Osservare l’amore che impregna l’aria al punto che non si respira. Non c’è una spiegazione alla chimica dell’amore. Non si può spiegare cosa nasce da uno sguardo, quella sinfonia che suona nel tuo corpo e che ti fa ballare dentro. Così ci avvolgiamo in un lungo e caldo abbraccio, di quelli che scaldano il cuore. Ci spogliamo, come se non badassimo al sesso e volessimo sentirci uniti all’istante allo stesso tempo. Ti avvicini al mio collo e inizi a baciarmi lentamente, così delicato da farmi credere che il paradiso è di fronte ai miei occhi e mi sta stuzzicando la pelle. Io sollevo i gomiti e ti accarezzo il dorso delle braccia fino a farti rizzare tutti i peli. Avviciniamo i due corpi e ci avvolgiamo l’uno all’altro. Cresce un forte calore tra noi, come un fuoco che non può essere alimentato se non dall’amore. Io ti voglio. Voglio sentirti dentro di me e tu vuoi entrare in me. Avvicini la tua bocca alla mia e ci baciamo in un lungo e intenso aggrovigliarsi di lingue, si cercano, si trovano, si stringono e si mischiano, mentre i nostri corpi si muovono voluttuosi di fare l’amore, scorrono l’uno sull’altro intrepidi di venire allo scoperto e fremere insieme. Ho le tue mani sui fianchi e mi stringi forte, mi palpi per sentire la carne, viva al tuo tatto. Alzo le braccia e le avvolgo intorno a te. Premo sulla tua pelle e cerco di modellarti come fanno i bambini con il pongo, per giocarci a loro piacimento, creando le creature più strane. Ora sei mio e posso fare ciò che voglio con te. Ti stringo il viso, il collo, le spalle e la vita. La parte che mi piace di più. Sei così bello da togliere il fiato. Ci muoviamo in una danza erotica sempre più calda, tu mi accarezzi il corpo e mi stringi il torace come per sollevarmi, come se fossi una bambola. Hai i tuoi pollici sul mio dorso e le tue dita affondano nella mia carne. Sudiamo immensamente.. sento il tuo odore che mi inonda le narici e io lo aspiro come se già appartenesse a me. Sei delicato e rude. Uomo e donna. Veloce e immortale. Io mi spingo verso di te e i nostri frutti si incontrano suscitando un lungo brivido che corre lungo la schiena bagnata. Mi struscio senza indugio e tu mi afferri per il mento con entrambi le mani. Sono grandi da non lasciar spazio a indugi, così calde da non potersi tirare indietro. Io ti voglio, ti voglio sempre di più. Tu sfili le mani dal mio volto e mi copri i fianchi. Nessuno deve vederli oltre te. Le sposti delicatamente sul mio fondoschiena e lo massaggi. Mi fai eccitare. Allora, spingo le mie cosce contro le tue, le incrocio con la tua figura e mi inerpico su di te. Tu mi slacci i pantaloni mentre io ti tolgo la cintura, continuiamo a baciarci con la lingua, aspramente e dolcemente. Così improvvisamente ti fermi, mi guardi e mi chiedi di mettere su un pò di musica. Annuisco. Ti vedo rovistare in un cassetto che cerchi il cd che suona bene per il momento. Ne afferri uno, brasiliano, musica chill out, lo maneggi un pò e lo infili nello stereo. Ti volti lentamente, ci scambiamo un mezzo sorriso. Allunghi un braccio e mi afferri dalla vita trascinandomi verso di te. Ci scrutiamo le pupille a vicenda. I tuoi occhi sono una distesa immensa di blu, con qualche sfumatura di arancione brillante. Mi sorridi  profondamente. Vedo i tuoi denti che luccicano come perle alla luce del sole. Ti brillano gli occhi e mi baci. Mi avvolgi con le tue braccia e mi stringi per confermare a te stesso che sono solo tua. Ti sbottono la camicia e le mie mani corrono sul tuo petto, ti frugano l’addome alla ricerca di qualcosa che non si può stringere. L’amore non si afferra. L’amore si odora. L’amore si percepisce ma non si vede. E così anche le mie mani cercano di sentirti attraverso la pelle, mi piace toccarti spudoratamente. Mentre ti tolgo la camicia avverto un’euforia che tuona dentro il mio stomaco. Sono viva, come non lo sono mai stata prima d’ora. Mi sfili lentamente la maglietta e infili la tua mano nel mio reggiseno. Sento la tua mano ruvida premere contro il mio seno destro, sono una spirale di rossore che mi pervade dalla testa ai piedi. Lo sei anche tu. Lo si vede dagli occhi e dal calore che emani. Così mi prendi e mi distendi sul letto, mi accarezzi, mi baci, ti vedo su di me, copri tutta la mia figura e mi sento infinitamente tua… Ti togli i pantaloni dando qualche calcio scalmanato all cieca e io mi svesto. Siamo nudi sia fuori che dentro. Tu sei sopra di me. Mentre ci guardiamo, strusci il tuo frutto sul mio e le nostri pelli si colorano di un rosso fragola, intenso, poroso. Ti mordi il labbro inferiore. Un gemito. Ci guardiamo intensamente. Sei sexy. Siamo tutti e due sudati e permeabili. Entri dentro di me lentamente, i nostri corpi fremono in un mare di colori che remano allo stesso ritmo, hai la fronte costellata di goccioline di sudore, sento il tuo odore penetrarmi nella pelle come pioggia, ci muoviamo freneticamente l’uno avvolto all’altro. Mi sussurri di baciarti. Ti accarezzo il collo e scivolo la mano sulla pelle bagnata. Come una fragola intinta nella cioccolata, ti gusto immensamente e tu mi prendi il collo e mi stringi, una gocciolina di sudore scivola sul bicipite destro, hai le iridi infuocate, la parte sinistra del tuo labbro si sgranchisce in un mezzo sorriso. Ci baciamo intensamente. Premo i miei palmi sul tuo petto e ci ritroviamo seduti l’uno sull’altro. Sembriamo una melodia che non trova spazio a stonature, ci muoviamo come un’onda che cerca di rincorrere il mare e si amalgama ad esso. Ogni volta che mi unisci a te sento che siamo un puzzle unico, hai le gambe distese sul letto avvolte al mio corpo, io ti stringo la schiena con le caviglie. Potrebbero disegnarci. Un fiore di loto che sta per sbocciare. Il tuo viso è intriso in un’espressione di gusto, ho la faccia intorpidita dal piacere. Mi premi i palmi delle mani sui fianchi, il movimento sensuale e voluttuoso accelera, i corpi si uniscono in un’esplosione di colore, io ho la mente annebbiata dal piacere, i tuoi capelli sono bagnati del nostro amore. Ti accarezzo la pelle, premo sulla tua cute e fremo in un grido di piacere. Ci abbandoniamo a un bacio che sembra infinito, il tempo non esiste. Siamo solo tu e io in un germoglio di emozioni che non vedevano l’ora di sbocciare. Tu mi guardi per un istante e mi sussurri di girarmi. Io mi alzo su di te e ti imbocco con i seni. Passo le dita tra i tuoi capelli e mi abbandono alla frenesia euforica del momento. Spingo con i palmi sul tuo collo, avvolgo i miei gomiti alla tua testa. Mi lecchi il petto, mi baci il collo e ci uniamo in un bacio intenso. Mi scosto leggermente e mi appoggio alla testiera del letto, con le mani al muro. Sento il tuo corpo che si adagia al mio, sei soffice come una piuma, l’adrenalina si dirama nell’aria. Siamo un unico battito. Sfiori con il palmo della mano il mio frutto e lo fai tuo. Un brivido paradisiaco mi pervade l’intera spina dorsale. Avvicini il tuo volto al mio viso, mi baci sul collo avidamente, le tue mani sono sui miei fianchi. Quando si è felici il tempo non esiste, il mondo che mi circonda si dissolve in un fumo senza voce, l’unica voce sei tu che mi chiami, mi vuoi. Entri dolcemente in me e i nostri frutti si uniscono in un bacio profondo che farebbe invidia all’oceano. Il sudore m’impregna la pelle, sono piena di te, trasudo gioia e euforia ubriaca. Ci muoviamo in una danza frenetica disinibita, ho l’animo intriso di piacere. Ti muovi sensualmente su di me e mi afferri i capelli fino a farmi piegare la testa. Ci baciamo e la saliva cola sulle mie spalle, scende fino a sfiorarmi i capezzoli, mentre  siamo immersi in una cavalcata subacquea, i nostri corpi si muovono simultaneamente, lentamente, vogliosi di incontrarsi e abbracciarsi. Spingi fino a toccare il fondale, sei estremo e dolce allo stesso tempo. Avvicini le mani ai miei seni. Palpi il mio corpo. Siamo avvolti in un grido conturbante che fa tremare le gambe, ho la sensazione di essere su un altro pianeta, avvicino la testa al muro e allargo le braccia. Sento il tuo fiato sul collo, i capelli scompigliati per il corpo. Le tue braccia si uniscono alle mie, hai i gomiti sopra i miei avambracci rivolti verso il soffitto. Siamo sempre stretti l’un l’altro. Gemi. Mi piace ancora di più. Ho la testa in una spirale di carezze fragranti, incantevoli per i miei sensi, i pori della pelle dilatati, il mio frutto pulsa come un cuore in adrenalina. Non avevo mai fatto sesso così. Non pensavo si potesse. Quando mangi una torta buonissima, un pan di spagna, una crostata, poco importa, ciò che conta è quel momento in cui l’assapori e senti quella sensazione di piacere che si diffonde dalla testa ai piedi, dura pochi secondi, con te continua a viaggiare nello spazio come un fumo di colori che non trovano fine, avanza a velocità inaudita, si rigira su se stessa e continua la sua corsa. Ho il cervello annebbiato. Il movimento si fa più veloce. Il sesso non lo puoi controllare. Non sai mai come andrà. Ti piace una persona e t’immagini rose e fiori a letto, poi si rivela un disastro. Ma questo sesso non te l’aspetti, non lo senti arrivare, non ti bussa alla porta. È stato così inaspettato che mi ha permesso di scoprire la parte più erotica di me stessa. Sento il tuo fiato che aumenta i battiti, il movimento accelera, i corpi si muovono sinuosi e il tuo frutto sbatte sempre più profondamente al mio, le tue braccia palpano i miei fianchi, io allungo il collo e ti rubo un bacio di lato, distendi la spina dorsale e sento i tuoi accostamenti avidi di piacere, come quando acceleri con il motorino e aspetti con ansia il momento in cui raggiunge il massimo della velocità, intrepido di sfidare l’aria che ti taglia la pelle, ragazzino, hai la mano sull’acceleratore e sfiori i 100 km orari, il vento ti assottiglia i capelli e ti deforma il viso, dalle narici inspiri aria e vai vai dove ti porta l’istinto… sento i tuoi fianchi sbattere contro i miei, la tua presa si fa stretta e mi stringe la vita, gemi, urlo, un miscuglio di voci si mescolano al tornado di colore nell’aria, tu alzi leggermente il mento verso il soffitto e pronunci un grido di piacere che freme nel tuo corpo e passa attraverso il mio frutto. Un brivido erotico mi sommerge dalla testa ai piedi, allargo le mie braccia e ti avvolgo in un caldo abbraccio. Appoggi il mento sudato sulla mia spalla, ho la mente sognante. Se potessero vederci ci scambierebbero per una roccia deforme, siamo aggrappati, tu a me, io alla testiera del letto, un ginocchio piegato, uno disteso, la testa bassa e il fiatone, un tuo braccio mi avvolge il grembo mentre l’altro  è penzolante verso il basso, incapace di volere e d’intendere, un pò come te in questo momento che mi sbavi sulla spalla, la saliva mi colla sul seno destro e ricade sulla coscia ancora in tensione, biascichi un lamento e ricadi sul letto a testa all’insù. Il silenzio tinge i rintocchi di attimi in cui siamo ancora incoscienti di ciò che è stato. Un tornado di emozioni, pure, incandescenti e intrise di amore. Ho la testa che volteggia in aria, come un ballerino rampante che danza senza una ragione, ma solo per fantasia, per piacere di danzare. Ho bisogno di bere dell’acqua. Tu giri il volto verso di me e mi guardi. Hai gli occhi vividi, furbi. La testa rivolta a tre quarti verso di me, il mento in alto e le braccia sul ventre. Accenni un sorriso emblematico. Sei sudato. La pelle luccica al colore della bajoux. Il tepore della notte definisce i contorni del tuo corpo, come la matita di un pittore, delinea i contorni dei fianchi semi coperti dal lenzuolo. Mi rendo conto che in tutto questo tempo non abbiamo spiccicato una parola. -“Stai bene?” -“Mai stato meglio” sussurri. Guardo l’orologio. -“Sono… esattamente 40 minuti che non parliamo, fa strano, in genere non stiamo mai così tanto in silenzio.” -“Vorrà dire che la prossima volta ti stuzzicherò con qualcosa di sconcio.” -“Ahah! Non ti regge il fegato. Grifone allupato.” -Pensavo più a bonobo da combattimento.” Scoppiamo a ridere. -“Allora la prossima volta mi travesto da scimmia e facciamo l’amore sugli alberi.” -“Mi viene duro al pensiero, porta un vestitino peloso.” -“u u u u u a a a a.” Ti slanci verso di me, mi afferri una coscia e mi mordicchi il fianco sinistro. Ridiamo forte. Poi ci abbracciamo in silenzio. Un silenzio che affonda le radici nelle emozioni disilluse che volteggiano nella stanza. Tiepido. Morbido. Dolce.

“Se il romanticismo è morto, non ci rimane che il vino”

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